Padre e figlio

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Esercizio basato sulla riscrittura di un classico utilizzando alcune specifiche parole chiave.
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Testo: Padre e figlio
di FG

Ce la stava mettendo tutta per non voltarsi a guardarlo. Sentiva il suo respiro, il raschiare dell’aria che entrava e usciva dalla sua gola. Era difficile resistere, avrebbe voluto finalmente rivedere quel volto, osservarne gli occhi gentili e pensierosi, le rughe che si formavano sulla su fronte quando stava per dare una comunicazione importante. 

Erano passati tre mesi dalla sua morte, ma A. non si era ancora dato pace. Ora quell’apparizione gli sembrava il frutto del suo lutto, un sintomo della malattia della tristezza che l’aveva colpito da quando lui era morto. Quello alle sue spalle non era suo padre ma uno sconosciuto, nato dalla sua mente malata, arrivato da qualche oscuro anfratto dei suoi pensieri. 

Il vento soffiava forte sulle mura del castello, il suo frustare era insistente e continuo. Ogni colpo faceva schioccare il mantello che A. aveva indossato per ripararsi dal freddo. Ma non c’era riparo dal gelo che quella presenza alle sue spalle gli aveva calato addosso. 

Quando finalmente parlò, un odore dolciastro di fiori marci si sparse per l’aria, i fiori che i suoi sudditi avevano appoggiato ai piedi del suo feretro e che l’avrebbero dovuto accompagnare nel mondo dei morti. Ma ora che era tornato quell’odore tornava con lui e si diffondeva nell’aria come una pestilenza. 

Raccontò ad A. della sua morte, di come suo fratello l’avesse avvelenato per ottenere il trono, di come sua moglie fosse a conoscenza del delitto ma avesse accettato comunque di risposarlo, senza un briciolo di dignità. A. ascoltava quelle parole ed ogni frase era un colpo di martello sul suo torace, sentiva il cuore stringersi, il battito accelerare, era sempre più difficile riuscire a respirare. Il padre continuava a parlare, chiedeva al figlio di vendicarlo, di donargli la pace versando il sangue del suo assassino. L’eterno riposo in cambio di un unico delitto, la morte del fratello amato e poi odiato. 

Alla fine il principe si voltò e ciò che vide fu la maschera di un costume terrificante, la rappresentazione della disperazione. Il volto un tempo gentile era ora teso dall’odio, gli occhi rassicuranti erano due pozzi di tristezza. 

Ora A. camminava sulla spiaggia. L’odore della salsedine gli riempiva le narici, era acido e corrosivo ma almeno cancellava il ricordo dolciastro dell’apparizione di suo padre. Le onde arrivavano una dopo l’altra e ciascuna contribuiva a cancellare le impronte dei suoi passi. Mentre le guardava svanire, A. pensava che anche la sua vita presto sarebbe scomparsa, distrutta dall’ordine di vendetta arrivato dagli Inferi.

Padre e figlio testo di FG
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